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Le piramidi di Montevecchia

Posted by Ciro Ianniello on novembre 6, 2016
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Non tutti sanno che nel 2001 nel Parco regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, in provincia di COMO, durante un’osservazione aerea sono state scoperte dall’architetto Vincenzo Di Gregorio tre “piramidi” a gradoni aventi base, lati e pendenza identiche, cosa difficile da trovare in natura.

Piramidi in Egitto, nel Messico meridionale, in America Centrale. E, come quasi tutti sanno, ce n’è una a Roma. Piramidi diverse per stili, per materiali, per le finalità. Solo quelle egizie, infatti, furono costruite come tombe. In seguito a questa scoperta, il Di Gregorio ha condotto, con la collaborazione di geologi, astrofisici e archeologi, una serie di studi ed è giunto alla conclusione che, in un’epoca imprecisata, un’antica civiltà ha modellato queste colline di roccia calcarea, asportando il materiale in eccesso, e creando queste tre strutture piramidali a scopo religioso-astronomico e non a scopo agricolo a causa delle difficoltà di coltivazione del terreno.

La più alta – che misura 150 metri – sarebbe una gigantesca piramide, più alta ancora di quella detta di Cheope (146 m) sulla piana di Giza in Egitto, e con le piramidi di Giza quelle di Montevecchia hanno in comune l’orientamento inusuale simile alle tre stelle della cintura di Orione. Queste piramidi furono rilevate attraverso l’osservazione di immagini satellitari e aeree. Oggi sono completamente coperte dall’erba e dalla vegetazione, e hanno l’apparenza di colline naturali. In realtà sono evidenti le tracce di blocchi di pietra messi assieme dalla mano dell’uomo e sono state oggetto di studio e ricerca da parte di numerosi esperti.

Le tre piramidi presentano una pendenza artificiale, dei terrazzamenti, evidenti sulle prime due perché spoglie, mentre l’ultima è interamente ricoperta di vegetazione. E’ impossibile dare una datazione certa delle piramidi, cosa che richiederebbe degli scavi e degli studi molto approfonditi, ma quel che è certo è che in questa zona furono ritrovati, alla fine degli Anni Settanta, resti umani risalenti all’uomo di Neanderthal (60.000 a.C.) e all’uomo sapiens (32.000 a.C.).

La prima piramide è detta “collina dei cipressi” per la presenza in cima di dodici cipressi distribuiti intorno ad un masso di granito che danno al luogo un certo mistero. La seconda piramide è quella più suggestiva perché spoglia e quindi è possibile notare la regolarità dei gradoni. Essa assomiglia in maniera incredibile alla piramide egiziana di Saqqara. Alla base ci sono ancora dei resti di antiche mura che circondavano la collina. La cima si presenta piatta, tipica delle piramidi-santuario che venivano utilizzate come osservatori celesti. La terza piramide, invece, è interamente ricoperta di vegetazione e quindi è di difficile identificazione.

Le tre piramidi di Montevecchia rappresentano un caso unico. Altrettanto singolare è che la distanza fra di loro sia proporzionale alle omologhe di Giza e alle stelle della costellazione di Orione. Quasi paradossale l’ipotesi che qui, a due passi da Lecco, si venerasse Orione (l’egizio Osiride) come nei templi dei Faraoni. Ma non va esclusa una primitiva forma di “calendario”, magari abbinata a culti di cui si è persa traccia, misterici o devozionali. Se così fosse, le tre piramidi di Montevecchia potrebbero far pensare a una civiltà talmente progredita da avere conoscenze astronomiche, nonché tecniche adeguate.

Le tre piramidi di Montevecchia sono un capitolo nuovo e tutto ancora da capire. E da vedere, magari visitando un parco naturale che non lesina altre meraviglie di paesaggio, flora e fauna.

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